Nel giugno 2009, Muammar Gheddafi e Silvio Berlusconi si sono incontrati a Roma per celebrare il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia. Il trattato comprendeva accordi sul commercio di combustibili, sulle riparazioni coloniali e sugli accordi bilaterali in materia di migrazione, che hanno portato a gravi violazioni dei diritti umani. L'evento ha scatenato numerose proteste, provocando in Italia un vero fermento mediatico che ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica le controverse relazioni tra i due Paesi e il rapporto conflittuale dell'Italia con il proprio passato coloniale e fascista.

Cercando di trasformare in una sceneggiatura un archivio di notizie in tempo reale prodotte durante l’incontro, questa performance-lecture analizza la memoria dell'evento e il modo in cui è stato trattato dai media.

La “sceneggiatura espansa” che ne risulta indaga il modo in cui le notizie vengono prodotte e consumate oggi, mettendo al contempo a nudo le persistenti relazioni (neo)coloniali tra Italia e Libia. Gaddafi in Rome: The Expanded Script si basa sull’interazione tra diversi schermi e sulla sovrapposizione di testi, immagini d’archivio, filmati dei media e documentazione amatoriale dell’incontro. Concentrandosi sui suoi protagonisti principali – Berlusconi e Gheddafi – riflette sul modo in cui la politica internazionale è stata messa in scena, interpretata e incarnata da due “uomini forti” ai due lati del confine mediterraneo, valutandone al contempo le ripercussioni nel presente.

La performance-lecture sarà in inglese con sottotitoli in italiano.

Un progetto che nasce dall'incontro tra due forme autonome di espressione: la danza di Cristina Kristal Rizzo e la materia sonora di Enrico Malatesta.

Frutto di un percorso in cui l'improvvisazione è stata campo di studio e adesione all'autonomia del gesto, la pièce si genera a partire da alcuni elementi cardine: la produzione e la diffusione del suono attraverso oggetti, percussioni e dispositivi portatili di riproduzione audio, che dispongono lo spazio come luogo d'ascolto di una visione, e l'uso del corpo come potenza agente di un ritmo in divenire.

Lo spazio dell'ascolto è dunque materia e forma autogenerante di una visione in cui i sensi si aprono al micro e al macro, al gioco di movimento tra corpi e oggetti, al libero seguire di un'onda sonora: una generazione dal vivo di sguardo e ascolto come grammatica dello stare, insieme, nell'evento.

(…) Il markhor è una capra selvatica in via di estinzione, animale nazionale del Pakistan. Durante la stagione degli amori i maschi si affrontano balzandosi addosso e incastrando le corna, nel tentativo di far perdere l'equilibrio all'avversario. (…) I markhor emanano un odore pungente, molto più intenso di quello delle capre domestiche.

ORLANDO SHORTS 2026 è la rassegna di cortometraggi che giunge quest’anno alla sua settima edizione. La selezione è stata curata da un gruppo di persone under 25, al termine di un percorso di incontri in presenza che ha rappresentato uno spazio di confronto collettivo su identità di genere, violenze, esperienze e narrazioni legate alla comunità queer. La rassegna restituisce così lo sguardo, le priorità e i desideri delle nuove generazioni.

TITOLI

Skin Flick di Louise Bailly, Daniela Del Castello, Bruno de Mendonça, Alice Levy, Elifsu Meric, Joey Quoc Tran (Francia, 2025) - durata 8’
Content warning: scene splatter, contenuti sessuali espliciti
La protagonista, una porno star cyborg senza scrupoli, è costretta a ottenere ratings per salvaguardare la sua pelle pur di obbedire al proprio boss satanico. A un certo punto questa gabbia di potere si incrina quando si trova in bilico tra l’ascoltare le proprie emozioni o evadere dalle costrizioni.

Madonna Mia di Valentina Garrett (Italia, 2025) - durata 12’
Gaia è una ragazza che sta per affrontare la Cresima. Chiusa in bagno, unico spazio in cui può rimanere da sola, lontana dai parenti, trasforma la preghiera in una scoperta della propria intimità, avendo come unico pensiero una ragazza che frequenta la sua stessa parrocchia.

Tuna Tartare di Lena Greene (USA, 2025) - durata 11’
Content warning: contenuti sessualmente espliciti, sostanze d’abuso
In un mondo dove i rifiuti ricoprono l'intera superficie terrestre e aspettano trepidanti il trapasso dell'ultimo essere umano, una lattina di tonno, stravagante e plateale, si esibisce su di un palco psichedelico tra scherno, insulti e commenti denigranti. Riuscirà a farsi valere ed emergere come artista orgogliosa nonostante il suo discutibile talento per il canto?

Bisexual Crisis!!! di Lyndon Henley Hanrahan (UK, 2024) - durata 11’
Cosa succede quando un imprevisto sembra far crollare tutte le certezze? Dopo un bacio mancato, due amic* si riscoprono attraverso un sincero confronto su identità, relazioni, sentimenti, corpi e sguardi.

A bird hit my window and now I’m a lesbian di Carmela Murphy, AJ Dubler (USA, 2025) - durata 8’
Lo schianto improvviso di un uccello alla sua finestra e l’arrivo di una misteriosa sconosciuta trascinano Gray in un funerale surreale che la costringerà ad affrontare un lutto inaspettato per poter abbracciare la sua identità lesbica.

Bury your gays di Charlotte Serena Cooper (UK, 2025) - durata 20’
Content warning: violenza
Un’attrice lesbica realizza di essere sempre scritturata nei ruoli più secondari e tragici. Per non incarnare a vita uno stereotipo, dovrà capire come mai i personaggi queer sono così spesso sacrificati in cinema e televisione e come opporsi a questa tendenza.

Nel programma del Festival Orlando, In collaborazione con Bergamo Animation Days e Performatorio - centro per le arti performative.

Sabato 9 maggio alle ore 11.00 è prevista una presentazione della rassegna con traduzione in LIS.

STAR. Live from ORLANDO è un lavoro sull’effetto trasformativo della performance e si interroga su come il suono sia capace di attivare relazioni. 

STAR è un concerto rock, in cui Thomas Valerio si mette in relazione con il pubblico e con lo spazio che lo circonda attraverso una pratica di improvvisazione.

I movimenti del corpo, il modo di stare sul palcoscenico, i cambi di outfit e l’interazione con il pubblico simulano gli elementi tipici dell’immaginario della rockstar. Questo lavoro mette in discussione le dinamiche relazionali e di potere che si instaurano tra performer e pubblico.

Un evento nel programma del Festival Orlando, In collaborazione con Performatorio - centro per le arti performative.

Studi per M / Madeleine è un progetto coreografico che indaga la relazione tra i luoghi e la figura umana.

Studi per M rappresenta una fase di scrittura preliminare: raccoglie intuizioni, percezioni e impulsi che nascono dall’osservazione del mondo, dalla sensibilità del corpo e da una ricerca costante sulla danza. Esiti e modalità di questo percorso vengono messi alla prova, sviluppati e trasformati durante il processo di ricerca. In questa fase iniziale prende forma Madeleine, una creazione coreografica costruita attraverso l’intreccio di incontri, esperienze e visioni.

Madeleine approfondisce il rapporto tra corpo e ambiente: luoghi, paesaggi e contesti diventano spazi di relazione. Il corpo si configura come punto di connessione tra confini spaziali e temporali apparentemente distinti.

La ricerca si colloca nell’incontro tra costruzione coreografica e realtà concreta, generando una dimensione ulteriore, aperta e in espansione, a partire dal corpo come elemento di unione e attraversamento.

Agire nel presente significa anche restare in ascolto delle molte temporalità che lo attraversano.

L’attenzione si concentra sul continuo posizionamento del corpo – dove si colloca e come esiste nello spazio – all’interno di un processo che si sviluppa tra dimensione corporea (movimento, presenza, azione) e contesto. Dentro o fuori dallo spazio scenico, il lavoro mira a sottrarre le materie alla loro funzione utilitaria, per lasciarne emergere la natura essenziale, riducendo sovrastrutture e intenzioni.

Madeleine si propone di aprire il materiale, osservarlo dall’interno, accostare e intrecciare frammenti di realtà. La danza diventa uno strumento per avvicinarsi a ciò che resta non detto: ciò che i corpi esprimono e ciò che i luoghi custodiscono.

Il lavoro si colloca in una soglia temporale, in uno scarto, in una zona fuori luogo e fuori tempo, in uno stato di presenza denso di possibilità.
Questo processo è Madeleine.

Raiva è un viaggio sonoro transatlantico che prende forma in una sessione d’ascolto composta da brani realizzati da persone trans e donne cis indigene e razzializzate brasiliane, introdotta e accompagnata da Mistura Queer.


Attraverso suoni, parole e voci, Raiva racconta come l’arte possa essere strumento di autodeterminazione, trasformazione sociale e costruzione collettiva di memoria e futuro.

La rabbia (raiva, in portoghese) non è qui intesa come distruzione, ma come forza vitale: energia politica e affettiva che muove la creazione, la cura e la possibilità di immaginare altri mondi.

In un panorama globale ancora segnato da disuguaglianze strutturali, le persone trans e le donne cisgender – in particolare nere e razzializzate – restano spesso ai margini dei circuiti artistici e culturali, private di spazi di ascolto e rappresentazione.

Raiva nasce dall’urgenza di ribaltare questa asimmetria, mettendo al centro soggettività che non solo resistono, ma che da sempre producono conoscenza, estetiche e pratiche di vita radicali.

Il progetto si radica in una prospettiva decoloniale e transcentrata: non mira a “dare voce”, ma ad amplificare un ascolto già esistente, aprendo canali di risonanza e dialogo tra le due sponde dell’Oceano Atlantico.

La sessione è accompagnata dalle traduzioni in italiano dei testi e da un approfondimento critico a cura di Kukua Dada Rezende, pedagoga, ricercatrice e attivista travesti brasiliana.

Raiva non è solo una listening session ma un gesto politico di ascolto.
Un archivio di emozioni e suoni che attraversano oceani, corpi e lingue.
Un invito a lasciarsi attraversare: ascoltare non per comprendere, ma per trasformarsi.

Al termine della sessione, la domanda resta aperta: cosa facciamo della rabbia?
La trasformiamo in energia condivisa e creativa, danzando nel live di Kobramulata - un intreccio di musica, parola, corpo e immagine.


Con la sua poetica “trappish-chatty”, Kobramulata costruisce un universo sonoro che lei stessa definisce un playground musicale: uno spazio onirico, vivace e dinamico, in cui le lingue si mescolano e si sovrappongono, riflettendo identità plurali e attraversamenti culturali. Nei suoi testi accosta registri e idiomi differenti, generando una narrazione intima e insieme collettiva.

Ascolta Kobramulata su Soundcloud

Leggi "Di cosa abbiamo bisogno?"
Da una conversazione con Mistura Queer: tra identità linguaggio e nuove prospettive.

Orynthia, di Valerie Tameu, è una performance che immagina una città-mondo sommersa: un ecosistema fluido in cui corpo, acqua, suono e tecnologie si intrecciano in un dispositivo performativo espanso.

È un rituale cyber-magico, una pratica techno-spirituale in cui il movimento del corpo umano, quello di un biota acquatico e la tecnologia avanzata si combinano per dare vita a un’entità numerica ispirata alla leggenda di Mami Wata, divinità acquatica mutaforma dell’Africa occidentale ed equatoriale.

Il lavoro sviluppa un’indagine sull’impatto del colonialismo digitale e dell’inquinamento tecnologico sui biomi acquatici. In risposta a queste forze di sfruttamento, la ricerca si nutre di riferimenti all’africanfuturism e al black quantum futurism, cercando nuovi miti e nuove narrazioni che, attraverso la lente della fantascienza e del fantastico, possano aprire prospettive alternative rispetto all’uso predatorio della tecnologia.

In questo contesto, lo studio site specific tra corpo e acqua proposto al Performatorio isola una porzione della ricerca performativa, concentrandosi sulla relazione tra corpo, acqua e memoria.
Attraverso una pratica analogica e un apparato essenziale, l’acqua diventa archivio vivente e materia di attraversamento, attivando un’esperienza intima e immersiva.

Lea Vergine è stata una delle più importanti critiche d’arte italiane, figura chiave nel riconoscimento delle artiste donne e nel ripensamento radicale dei linguaggi contemporanei. Il suo sguardo libero e militante ha inciso profondamente nella storia dell’arte femminista e non solo, aprendo spazi di legittimazione ancora oggi fondamentali.

Ne parleremo con Angela Maderna, autrice del libro Non il potere ma la forza. Lea Vergine (Electa), storica dell'arte e critica che si occupa d'arte contemporanea con particolare attenzione agli intrecci tra arte e femminismo.

Dialogano con Angela Maderna; Anna Arzuffi per La Città delle Mille e Laura Nozza per Performatorio.

You Have to Be Deaf to Understand. La pièce trae ispirazione dall’omonima poesia scritta negli anni ’70 da Willard J. Madsen, professore sordo di letteratura inglese alla Gallaudet University, in cui egli descrive l’esperienza, nella società, del corpo sordo e della lingua dei segni. La poesia è stata tradotta in molte lingue, tra cui l’italiano scritto.

Tuttavia, la sua traduzione – ad opera di un traduttore udente – contiene germi di linguicismo, fonocentrismo e appropriazione. La performance nasce così dal desiderio di restituirle una traduzione sorda e riappropriata, e di farlo per mezzo di una traslazione scenica che utilizza una forma poetica propria delle lingue dei segni (Visual Sign), in grado di essere compresa anche da chi non è segnante.

Decostruire significa smontare qualcosa – un concetto – per vedere come è stato costruito. Esplorare, dunque, quali sono le ideologie e le posture attorno a cui si è plasmato, per provare a immaginare nuove possibilità. È curativo? Forse. È liberatorio? Sicuramente. Perché il risultato è una presa di coscienza degli automatismi e introietti – sociali, culturali, familiari – ormai obsoleti. Che non servono più.


Per il suo progetto With All My Strength – che prende la forma di una performance, ma anche di un libro e di un film ancora in progress – l’artista Martina Rota ha invitato a lavorare con sé la comunità dei bodybuilder professionisti. Lo ha fatto con l’intenzione di andare a vedere cosa c’è oltre lo stereotipo della forza muscolare. Un percorso durato oltre un anno, che ha coinvolto un nutrito gruppo di persone diverse tra loro che, come dice la stessa Rota, sono diventate un “noi”.


In attesa di assistere alla performance With All My Strength, a Daste il 30 novembre, incontriamo oggi Martina Rota per esplorare il percorso di ricerca e di creazione alla base del progetto.



Attraverso un dialogo aperto, scopriremo come la performance possa diventare uno spazio di decostruzione - un luogo in cui mettere in discussione le posture, le forze e le fragilità associate all’essere “maschile”.

Durante l’incontro, l’artista racconterà le pratiche corporee e le riflessioni che hanno guidato la costruzione dell’opera, offrendo uno sguardo intimo e politico sul processo di trasformazione che la performance attiva: un attraversamento che non mira a definire nuove identità, ma a liberare i corpi dai ruoli imposti e ad aprire spazi di ascolto e di relazione.

With All My Strength è un progetto modulare di ricerca che si propone di riflettere attorno al tema della mascolinità contemporanea a partire dalla materialità del mondo del bodybuilding, e prevede una performance, un film e una pubblicazione.

Nella sua forma di performance andrà in scena domenica 30 novembre a Daste - Bergamo.
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