LYNX LYNX

di e con Aurelio Di Virgilio


Lynx Lynx è una performance site-specific che si inserisce in una ricerca più ampia sul territorio, osservato attraverso figure animali mitologiche, estinte o in via di estinzione, intese come porte d’accesso a narrazioni minori.

Partendo dal territorio d’origine dell'autore, l’Abruzzo, il lavoro entra in relazione con la lince appenninica (localmente chiamata “Gatto Cervone”), una presenza al tempo stesso documentata e mitizzata, oscillante tra dato ecologico e immaginario collettivo. 



La figura immaginata dialoga con l’allegoria medievale della pantera profumata – creatura che unisce ferocia e attrazione poetica – ponendosi come presenza liminale per riflettere sui temi della scomparsa.

SCENTED PANTHER

di Aurelio Di Virgilio, con Elena Sgarbossa


Scented Panther è un’indagine sulla resistenza e sulla persistenza dei corpi, che lasciano tracce lungo il loro percorso. In profonda connessione con il precedente lavoro dell'autore, la performance si concentra sulla trasformazione lenta e ipnotica del corpo, che progressivamente incorpora una ferinità originaria e i suoi segni.

La figura della pantera profumata,  allegoria medievale, viene qui inquadrata come emblema di un’animalità sfuggente, capace di evocare forza e seduzione, di attrarre senza mai concedersi del tutto. Questa creatura è simbolo di poesia incarnata: esprime potere, dolcezza e ferocia, e raramente si mostra allo sguardo umano (chi afferma di averla vista, probabilmente si sbaglia).

Nel corso dell'azione, la mutazione corporea avviene attraverso un gesto unico, ripetuto e ritmato – le unghie che battono il tempo come un richiamo o un invito. Il processo di ricerca si rivolge ai dettagli: denti, unghie, lingua e ventre emergono come frammenti in un continuo gioco di addizione e sottrazione, in cui ogni elemento si manifesta e scompare lasciando indizi di una presenza. La pantera agisce così come una guida perturbante, capace di evocare paesaggi immaginifici intrisi dei sentori di una fiaba nera.

Un lavoro che nasce come invito all’incontro: due artisti, Jacopo Biffi (musicista) e Cristian Cucco (danzatore), che non hanno mai lavorato insieme vengono messi in relazione da Performatorio e PimOff a partire da un terreno comune, il feedback sonoro, e dalla possibilità di lasciarlo accadere.

Il progetto prende forma come una pratica di improvvisazione site-specific in cui il suono diventa materia sensibile, condivisa e generativa. I microfoni, intesi come protesi del corpo e dispositivi mobili, producono feedback che Cristian Cucco attraversa e trasforma in movimento, mentre Jacopo Biffi ne cura la gestione tecnica, costruendo uno spazio di ascolto attento, sicuro e abitabile.

In questo dialogo aperto, il feedback non è errore ma relazione: una partitura instabile che emerge nel momento stesso in cui si attiva, rendendo il suono visibile, attraversabile, capace di orientare gesto, presenza e scelte compositive. La performance si sviluppa come un ecosistema di reciproche influenze in cui artisti, spazio e pubblico partecipano a un processo di continua trasformazione.

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PxP PimOff per Performatorio è un progetto di sostegno alla creazione che favorisce il dialogo e l’incontro multidisciplinare tra pratiche e linguaggi artistici differenti. Si configura come uno spazio di ricerca, confronto e scambio tra artiste e artisti provenienti da ambiti diversi. Al termine di un breve periodo di residenza, il percorso confluisce in una restituzione aperta al pubblico.

Un progetto che nasce dall'incontro tra due forme autonome di espressione: la danza di Cristina Kristal Rizzo e la materia sonora di Enrico Malatesta.

Frutto di un percorso in cui l'improvvisazione è stata campo di studio e adesione all'autonomia del gesto, la pièce si genera a partire da alcuni elementi cardine: la produzione e la diffusione del suono attraverso oggetti, percussioni e dispositivi portatili di riproduzione audio, che dispongono lo spazio come luogo d'ascolto di una visione, e l'uso del corpo come potenza agente di un ritmo in divenire.

Lo spazio dell'ascolto è dunque materia e forma autogenerante di una visione in cui i sensi si aprono al micro e al macro, al gioco di movimento tra corpi e oggetti, al libero seguire di un'onda sonora: una generazione dal vivo di sguardo e ascolto come grammatica dello stare, insieme, nell'evento.

(…) Il markhor è una capra selvatica in via di estinzione, animale nazionale del Pakistan. Durante la stagione degli amori i maschi si affrontano balzandosi addosso e incastrando le corna, nel tentativo di far perdere l'equilibrio all'avversario. (…) I markhor emanano un odore pungente, molto più intenso di quello delle capre domestiche.

Nel giugno 2009, Muammar Gheddafi e Silvio Berlusconi si sono incontrati a Roma per celebrare il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia. Il trattato comprendeva accordi sul commercio di combustibili, sulle riparazioni coloniali e sugli accordi bilaterali in materia di migrazione, che hanno portato a gravi violazioni dei diritti umani. L'evento ha scatenato numerose proteste, provocando in Italia un vero fermento mediatico che ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica le controverse relazioni tra i due Paesi e il rapporto conflittuale dell'Italia con il proprio passato coloniale e fascista.

Cercando di trasformare in una sceneggiatura un archivio di notizie in tempo reale prodotte durante l’incontro, questa performance-lecture analizza la memoria dell'evento e il modo in cui è stato trattato dai media.

La “sceneggiatura espansa” che ne risulta indaga il modo in cui le notizie vengono prodotte e consumate oggi, mettendo al contempo a nudo le persistenti relazioni (neo)coloniali tra Italia e Libia. Gaddafi in Rome: The Expanded Script si basa sull’interazione tra diversi schermi e sulla sovrapposizione di testi, immagini d’archivio, filmati dei media e documentazione amatoriale dell’incontro. Concentrandosi sui suoi protagonisti principali – Berlusconi e Gheddafi – riflette sul modo in cui la politica internazionale è stata messa in scena, interpretata e incarnata da due “uomini forti” ai due lati del confine mediterraneo, valutandone al contempo le ripercussioni nel presente.

La performance-lecture sarà in inglese con sottotitoli in italiano.

STAR. Live from ORLANDO è un lavoro sull’effetto trasformativo della performance e si interroga su come il suono sia capace di attivare relazioni. 

STAR è un concerto rock, in cui Thomas Valerio si mette in relazione con il pubblico e con lo spazio che lo circonda attraverso una pratica di improvvisazione.

I movimenti del corpo, il modo di stare sul palcoscenico, i cambi di outfit e l’interazione con il pubblico simulano gli elementi tipici dell’immaginario della rockstar. Questo lavoro mette in discussione le dinamiche relazionali e di potere che si instaurano tra performer e pubblico.

Un evento nel programma del Festival Orlando, In collaborazione con Performatorio - centro per le arti performative.

Studi per M / Madeleine è un progetto coreografico che indaga la relazione tra i luoghi e la figura umana.

Studi per M rappresenta una fase di scrittura preliminare: raccoglie intuizioni, percezioni e impulsi che nascono dall’osservazione del mondo, dalla sensibilità del corpo e da una ricerca costante sulla danza. Esiti e modalità di questo percorso vengono messi alla prova, sviluppati e trasformati durante il processo di ricerca. In questa fase iniziale prende forma Madeleine, una creazione coreografica costruita attraverso l’intreccio di incontri, esperienze e visioni.

Madeleine approfondisce il rapporto tra corpo e ambiente: luoghi, paesaggi e contesti diventano spazi di relazione. Il corpo si configura come punto di connessione tra confini spaziali e temporali apparentemente distinti.

La ricerca si colloca nell’incontro tra costruzione coreografica e realtà concreta, generando una dimensione ulteriore, aperta e in espansione, a partire dal corpo come elemento di unione e attraversamento.

Agire nel presente significa anche restare in ascolto delle molte temporalità che lo attraversano.

L’attenzione si concentra sul continuo posizionamento del corpo – dove si colloca e come esiste nello spazio – all’interno di un processo che si sviluppa tra dimensione corporea (movimento, presenza, azione) e contesto. Dentro o fuori dallo spazio scenico, il lavoro mira a sottrarre le materie alla loro funzione utilitaria, per lasciarne emergere la natura essenziale, riducendo sovrastrutture e intenzioni.

Madeleine si propone di aprire il materiale, osservarlo dall’interno, accostare e intrecciare frammenti di realtà. La danza diventa uno strumento per avvicinarsi a ciò che resta non detto: ciò che i corpi esprimono e ciò che i luoghi custodiscono.

Il lavoro si colloca in una soglia temporale, in uno scarto, in una zona fuori luogo e fuori tempo, in uno stato di presenza denso di possibilità.
Questo processo è Madeleine.

Orynthia, di Valerie Tameu, è una performance che immagina una città-mondo sommersa: un ecosistema fluido in cui corpo, acqua, suono e tecnologie si intrecciano in un dispositivo performativo espanso.

È un rituale cyber-magico, una pratica techno-spirituale in cui il movimento del corpo umano, quello di un biota acquatico e la tecnologia avanzata si combinano per dare vita a un’entità numerica ispirata alla leggenda di Mami Wata, divinità acquatica mutaforma dell’Africa occidentale ed equatoriale.

Il lavoro sviluppa un’indagine sull’impatto del colonialismo digitale e dell’inquinamento tecnologico sui biomi acquatici. In risposta a queste forze di sfruttamento, la ricerca si nutre di riferimenti all’africanfuturism e al black quantum futurism, cercando nuovi miti e nuove narrazioni che, attraverso la lente della fantascienza e del fantastico, possano aprire prospettive alternative rispetto all’uso predatorio della tecnologia.

In questo contesto, lo studio site specific tra corpo e acqua proposto al Performatorio isola una porzione della ricerca performativa, concentrandosi sulla relazione tra corpo, acqua e memoria.
Attraverso una pratica analogica e un apparato essenziale, l’acqua diventa archivio vivente e materia di attraversamento, attivando un’esperienza intima e immersiva.

You Have to Be Deaf to Understand. La pièce trae ispirazione dall’omonima poesia scritta negli anni ’70 da Willard J. Madsen, professore sordo di letteratura inglese alla Gallaudet University, in cui egli descrive l’esperienza, nella società, del corpo sordo e della lingua dei segni. La poesia è stata tradotta in molte lingue, tra cui l’italiano scritto.

Tuttavia, la sua traduzione – ad opera di un traduttore udente – contiene germi di linguicismo, fonocentrismo e appropriazione. La performance nasce così dal desiderio di restituirle una traduzione sorda e riappropriata, e di farlo per mezzo di una traslazione scenica che utilizza una forma poetica propria delle lingue dei segni (Visual Sign), in grado di essere compresa anche da chi non è segnante.

With All My Strength è un progetto modulare di ricerca che si propone di riflettere attorno al tema della mascolinità contemporanea a partire dalla materialità del mondo del bodybuilding, e prevede una performance, un film e una pubblicazione.

Il capitolo performativo è nato dall’incontro con tre bodybuilder professionisti: Massimo Palmieri Bormolini, Massimiliano Palmese e Arold Triberti. Attraverso azioni e pratiche, i tre corpi – espressivi, definiti, potenti – questionano gesti e consuetudini tipici dell’universo del bodybuilding, quali la creazione delle immagini-monumento e il loro significato, le ossessioni legate al corpo, la ricerca di un’identità sintetica.

Quali sono le strutture di pensiero su cui si muove un corpo che si vuole monumentale? Quali vulnerabilità si nascondono dietro la superficie compatta del muscolo? Quali ossessioni e domande lo attraversano? In quali e quanti modi possiamo ridefinire il concetto di forza?

With All My Strength è ossessione, segreti, controllo, orgoglio, pump, forma, ma anche paura, bellezza, alleanza e sincerità.

In scena, per il programma di Performatorio, troviamo una nuova e inedita fase del lavoro: un duetto.

Cosa succede quando se ne vanno le persone che non vogliamo dimenticare?
Cosa significa alleanza in un rapporto binario che mira al podio?

Per approfondire la pratica di Martina Rota: sabato 29 novembre alle 17 "Performance e decostruzione" - incontro con l'artista.
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Un corpo che semplicemente fa il corpo. Monumentum DA è un racconto danzato che esplora le potenzialità espressive della LIS (Lingua dei Segni Italiana), intrecciandola con il gesto coreografico. Una performance che supera i confini tra lingua e linguaggio, tra segno e danza, per aprire uno spazio condiviso in cui la diversità diventa creazione. Un monumento vivo alla forza comunicativa dei corpi.

Monumentum DA, nel programma del 37° Festival Danza Estate "Oggi è il giorno perfetto", è un evento organizzato da FDE - Festival Danza Estate in collaborazione con Performatorio.

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