STAR. Live from ORLANDO è un lavoro sull’effetto trasformativo della performance e si interroga su come il suono sia capace di attivare relazioni.
STAR è un concerto rock, in cui Thomas Valerio si mette in relazione con il pubblico e con lo spazio che lo circonda attraverso una pratica di improvvisazione.
I movimenti del corpo, il modo di stare sul palcoscenico, i cambi di outfit e l’interazione con il pubblico simulano gli elementi tipici dell’immaginario della rockstar. Questo lavoro mette in discussione le dinamiche relazionali e di potere che si instaurano tra performer e pubblico.
Un evento nel programma del Festival Orlando, In collaborazione con Performatorio - centro per le arti performative.
Studi per M / Madeleine è un progetto coreografico che indaga la relazione tra i luoghi e la figura umana.
Studi per M rappresenta una fase di scrittura preliminare: raccoglie intuizioni, percezioni e impulsi che nascono dall’osservazione del mondo, dalla sensibilità del corpo e da una ricerca costante sulla danza. Esiti e modalità di questo percorso vengono messi alla prova, sviluppati e trasformati durante il processo di ricerca. In questa fase iniziale prende forma Madeleine, una creazione coreografica costruita attraverso l’intreccio di incontri, esperienze e visioni.
Madeleine approfondisce il rapporto tra corpo e ambiente: luoghi, paesaggi e contesti diventano spazi di relazione. Il corpo si configura come punto di connessione tra confini spaziali e temporali apparentemente distinti.
La ricerca si colloca nell’incontro tra costruzione coreografica e realtà concreta, generando una dimensione ulteriore, aperta e in espansione, a partire dal corpo come elemento di unione e attraversamento.
Agire nel presente significa anche restare in ascolto delle molte temporalità che lo attraversano.
L’attenzione si concentra sul continuo posizionamento del corpo – dove si colloca e come esiste nello spazio – all’interno di un processo che si sviluppa tra dimensione corporea (movimento, presenza, azione) e contesto. Dentro o fuori dallo spazio scenico, il lavoro mira a sottrarre le materie alla loro funzione utilitaria, per lasciarne emergere la natura essenziale, riducendo sovrastrutture e intenzioni.
Madeleine si propone di aprire il materiale, osservarlo dall’interno, accostare e intrecciare frammenti di realtà. La danza diventa uno strumento per avvicinarsi a ciò che resta non detto: ciò che i corpi esprimono e ciò che i luoghi custodiscono.
Il lavoro si colloca in una soglia temporale, in uno scarto, in una zona fuori luogo e fuori tempo, in uno stato di presenza denso di possibilità.
Questo processo è Madeleine.
Orynthia, di Valerie Tameu, è una performance che immagina una città-mondo sommersa: un ecosistema fluido in cui corpo, acqua, suono e tecnologie si intrecciano in un dispositivo performativo espanso.
È un rituale cyber-magico, una pratica techno-spirituale in cui il movimento del corpo umano, quello di un biota acquatico e la tecnologia avanzata si combinano per dare vita a un’entità numerica ispirata alla leggenda di Mami Wata, divinità acquatica mutaforma dell’Africa occidentale ed equatoriale.
Il lavoro sviluppa un’indagine sull’impatto del colonialismo digitale e dell’inquinamento tecnologico sui biomi acquatici. In risposta a queste forze di sfruttamento, la ricerca si nutre di riferimenti all’africanfuturism e al black quantum futurism, cercando nuovi miti e nuove narrazioni che, attraverso la lente della fantascienza e del fantastico, possano aprire prospettive alternative rispetto all’uso predatorio della tecnologia.
In questo contesto, lo studio site specific tra corpo e acqua proposto al Performatorio isola una porzione della ricerca performativa, concentrandosi sulla relazione tra corpo, acqua e memoria.
Attraverso una pratica analogica e un apparato essenziale, l’acqua diventa archivio vivente e materia di attraversamento, attivando un’esperienza intima e immersiva.
You Have to Be Deaf to Understand. La pièce trae ispirazione dall’omonima poesia scritta negli anni ’70 da Willard J. Madsen, professore sordo di letteratura inglese alla Gallaudet University, in cui egli descrive l’esperienza, nella società, del corpo sordo e della lingua dei segni. La poesia è stata tradotta in molte lingue, tra cui l’italiano scritto.
Tuttavia, la sua traduzione – ad opera di un traduttore udente – contiene germi di linguicismo, fonocentrismo e appropriazione. La performance nasce così dal desiderio di restituirle una traduzione sorda e riappropriata, e di farlo per mezzo di una traslazione scenica che utilizza una forma poetica propria delle lingue dei segni (Visual Sign), in grado di essere compresa anche da chi non è segnante.
With All My Strength è un progetto modulare di ricerca che si propone di riflettere attorno al tema della mascolinità contemporanea a partire dalla materialità del mondo del bodybuilding, e prevede una performance, un film e una pubblicazione.
Il capitolo performativo è nato dall’incontro con tre bodybuilder professionisti: Massimo Palmieri Bormolini, Massimiliano Palmese e Arold Triberti. Attraverso azioni e pratiche, i tre corpi – espressivi, definiti, potenti – questionano gesti e consuetudini tipici dell’universo del bodybuilding, quali la creazione delle immagini-monumento e il loro significato, le ossessioni legate al corpo, la ricerca di un’identità sintetica.
Quali sono le strutture di pensiero su cui si muove un corpo che si vuole monumentale? Quali vulnerabilità si nascondono dietro la superficie compatta del muscolo? Quali ossessioni e domande lo attraversano? In quali e quanti modi possiamo ridefinire il concetto di forza?
With All My Strength è ossessione, segreti, controllo, orgoglio, pump, forma, ma anche paura, bellezza, alleanza e sincerità.
In scena, per il programma di Performatorio, troviamo una nuova e inedita fase del lavoro: un duetto.
Cosa succede quando se ne vanno le persone che non vogliamo dimenticare?
Cosa significa alleanza in un rapporto binario che mira al podio?
Per approfondire la pratica di Martina Rota: sabato 29 novembre alle 17 "Performance e decostruzione" - incontro con l'artista.
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Un corpo che semplicemente fa il corpo. Monumentum DA è un racconto danzato che esplora le potenzialità espressive della LIS (Lingua dei Segni Italiana), intrecciandola con il gesto coreografico. Una performance che supera i confini tra lingua e linguaggio, tra segno e danza, per aprire uno spazio condiviso in cui la diversità diventa creazione. Un monumento vivo alla forza comunicativa dei corpi.
Monumentum DA, nel programma del 37° Festival Danza Estate "Oggi è il giorno perfetto", è un evento organizzato da FDE - Festival Danza Estate in collaborazione con Performatorio.
"I pianti e i lamenti dei pesci fossili", nella versione inedita di concerto, crea una nuova possibilità di relazione attorno alla sua esperienza aurale. L’aria, intesa come interfaccia, viene attraversata da due voci e trasformata in uno “spazio prima di ogni localizzazione”.
Lo spettacolo prende la forma di una progressiva stratificazione di pratiche corporee e vocali che richiama la struttura stessa del fossile.
Al confine sfumato tra organico e inorganico, tra vita e non-vita, il fossile è una testimonianza materiale e poetica dello scorrere e dello stratificarsi del tempo. I pianti e I lamenti dei pesci fossili tenta di costruire relazioni tra corpi e tempi incommensurabilmente distanti e differenti, piangendo il ciclo eterno della trasformazione della materia, della vita e della morte, nel contesto della Sesta Estinzione.
Nota a "I pianti e i lamenti dei pesci fossili": lo spettacolo, nella sua versione originale, nasce da una pratica di ricerca collettiva di Annamaria Ajmone, Veza Fernandez, Stella Succi, Elena Vastano e Natalia Trejbalovà.
Per approfondire la pratica di Annamaria Ajmone
ZONE DI CONTATTO
Leggi l'intervista a cura di Laura Nozza
“Sitting and Smiling” è una performance originariamente eseguita in live streaming dell'artista statunitense Benjamin Bennett, iniziata nel 2014 e proseguita per oltre 300 episodi. In ciascun video, Bennett si siede a gambe incrociate di fronte a una telecamera, sorridendo immobile per quattro ore consecutive, senza mai fornire spiegazioni o interrompere l’azione. Nemmeno quando, nell'episodio #5, l’artista si accorge che qualcuno è entrato in casa sua.
Una pratica estrema di immobilità e resistenza che, nel tempo e come lasciano intendere
i commenti sul canale YouTube, ha suscitato molti interrogativi e sentimenti contrastanti. Qualcuno l’ha interpretata come una forma di meditazione portata all'estremo, altri come una critica alla cultura della performatività e dell’intrattenimento continuo.
In un'intervista uscita su Vice, Bennett ha dichiarato che “Sitting and Smiling” non ha uno scopo, mettendo così in discussione un altro aspetto del vivere contemporaneo: la necessità di dare una spiegazione a ogni cosa. “My inbox is full of people asking me why I'm doing this, but I don't think that question applies to this type of activity."
Secondo il giornalista Timothy Kennett “Sitting and Smiling si distingue per la sua mancanza di progressione narrativa, costringendo lo spettatore a confrontarsi con il passare del tempo in modo diretto e spesso scomodo". Una performance che richiama opere di durational art come “The Clock” di Christian Marclay e “One Year Performance 1980–1981” di Tehching Hsieh, ma si differenzia per l'assenza di eventi o cambiamenti visibili, rendendo l'esperienza quasi insostenibile per chi guarda. (The Atlantic)
A distanza di oltre 10 anni dalla nascita di “Sitting and Smiling” abbiamo deciso con Benjamin Bennett di abbattere l’originale parete dello schermo portando per la prima volta in assoluto la performance in presenza, dentro il Performatorio. Un’esperienza che trasforma radicalmente la relazione tra spettatore e performer, rendendo fisico e condiviso un gesto che nasce come esperienza solitaria e digitale.
Un esperimento che rende visibile il tempo trasformandolo in un confronto reale in cui il sorriso di Bennett non è più solo un’immagine ma un gesto che abita e modifica un ambiente. Una performance collettiva, in cui il pubblico è l'inevitabile co-protagonista.
“Sitting and Smiling” dal vivo si terrà il primo giugno al Performatorio. Avrà una durata di 4 ore: dalle 16 alle 20. Durante questo arco di tempo le persone potranno liberamente entrare nello spazio del Performatorio, sostare, decidere di uscire e, se lo desiderano, tornare. In un’esperienza che è sia individuale sia di relazione.
“Sitting and Smiling” è una delle tante manifestazioni della pratica ramificata di Benjamin Bennett, che il 31 maggio sarà invece ospite di Invisible°Show nella veste di percussionista: un’esplorazione irregolare del suono e dei materiali attraverso tamburi, membrane e oggetti autocostruiti continuamente riorganizzati, percossi, sfregati o attivati “liberando universi nascosti di suoni inusuali” - Ernie Paik. Con lui ci saranno anche Eyes and Legs (FR) e Brandamaria (IT). Per conoscere il luogo e le info della data del 31 maggio vai sul sito di Invisible°Show.
Good Job, Good Boy II” è una performance sui temi dell'intimità, dell'immaginazione, delle strutture familiari e della differenza di classe.
Partendo da ricordi personali legati al desiderio queer e alla vita rurale, Eloy Cruz del Prado esplora la continua ricerca di validazione che passa attraverso il lavoro.
Combinando auto-fiction e ripetizione, l'artista porta l’attenzione sui meccanismi che modellano il nostro senso di autostima, la nostra identità e l'appartenenza sociale.
Attraverso la rappresentazione di tre personaggi (il nonno, la mula da lavoro del nonno e l'autore stesso), la performance evidenzia come le esperienze personali si intersecano con strutture sociali più ampie e narrazioni condivise.
L'ARTE È LA RISPOSTA
Leggi l'intervista a Eloy Cruz del Prado.
Performance di Federica Dauri, con la collaborazione di Elisa Batti per la composizione sonora.
“Interno sospeso” è la performance di Federica Dauri che unisce scultura, suono e movimento creando uno spazio immersivo ed evocativo.
La scultura in rete metallica, installata al centro dello spazio scenico, delimita il confine entro il quale si svolge la performance. Un movimento lento e consapevole esplora ogni angolo di questo spazio 'sospeso' come in un percorso che dall’interno – il sé, il corpo – si dirige verso l’esterno – il limite.
La composizione sonora, realizzata da Elisa Batti, è pensata per dialogare con la performance; guida lo spettatore in un viaggio contemplativo che si dispiega attraverso tensione, armonia e ritmo.
“Interno sospeso” è una bolla, una stanza di decompressione che invita il pubblico a sospendere, appunto, ogni esperienza conosciuta e arrendersi ad altre possibilità in cui ciò che vediamo non è esattamente come appare. Un materiale metallico e rigido diventa fluttuante ed etereo, il tempo si dilata e il corpo - con le sue tensioni, le sue sensazioni - diventa l’unico strumento di esplorazione dello spazio.
Non esiste un vero inizio di "Interno sospeso" e neanche una fine. La performance si svolge lentamente, in un flusso costante in cui il corpo di Federica Dauri e il suono si fondono con l’installazione scultorea.
Il pubblico è invitato a sintonizzarsi a questo fluire, scegliendo quando entrare, sostare, attraversare lo spazio o abbandonarlo.
Per approfondire la ricerca di Federica Dauri leggi l'intervista "Il principio di Intenzione"