[La reading session di Frankenstein è una lettura condivisa, dove il pubblico è attivo.
Le persone si siedono attorno a un fuoco. Vengono consegnati dei fogli con dei segni sopra in inchiostro. Sono lettere, parole, frasi. Viene introdotto il testo e poi lette alcune parti.]

Con Frankenstein, Filippo Andreatta [OHT] affronta, per la prima volta, un classico della letteratura occidentale.
Ruotando attorno al momento dell’esperimento vengono operati affondi parziali e verticali nel testo, senza limiti di forma, linguaggio e durata. Il romanzo di Shelley diventa materiale da esaminare, sezionare, ricucire, corpo disponibile per esperimenti diversi: uno spettacolo teatrale, una reading-session, un’installazione e infine un libro generano parti della stessa operazione che avanza orizzontalmente nella storia per indagarne le sue molteplici ramificazioni.

Nel cuore del romanzo l’incontro tra Frankenstein e la sua creatura dà vita a pagine che sembrano lontane dai tratti più conosciuti. Sul Monte Bianco, davanti ad un piccolo fuoco la creatura si espone, prende parola e racconta del lungo apprendimento del linguaggio, del mondo, di sé stesso; in questa narrazione sono la voce con la sua unicità e la parola nella sua dimensione relazionale a svelare aspetti del testo spesso trascurati nelle tante trasposizioni.

La reading session appare come forma primigenia dell’indagine performativa di Filippo Andreatta [OHT] nel materiale letterario di Mary W. Shelley: ancor prima dello spettacolo -o accanto ad esso-, la lettura collettiva ad alta voce attiva il libro nella sua possibilità di incontro e genera uno spazio informale in cui condividere parti del testo spesso escluse dall’immaginario comune e tracce della ricerca di OHT.

“Mi disposi all’ascolto, sedendo accanto al fuoco che il mio odioso compagno aveva acceso. Cominciò a raccontare” 

Mary Shelley
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