Decostruire significa smontare qualcosa – un concetto – per vedere come è stato costruito. Esplorare, dunque, quali sono le ideologie e le posture attorno a cui si è plasmato, per provare a immaginare nuove possibilità. È curativo? Forse. È liberatorio? Sicuramente. Perché il risultato è una presa di coscienza degli automatismi e introietti – sociali, culturali, familiari – ormai obsoleti. Che non servono più.
Per il suo progetto With All My Strength – che prende la forma di una performance, ma anche di un libro e di un film ancora in progress – l’artista Martina Rota ha invitato a lavorare con sé la comunità dei bodybuilder professionisti. Lo ha fatto con l’intenzione di andare a vedere cosa c’è oltre lo stereotipo della forza muscolare. Un percorso durato oltre un anno, che ha coinvolto un nutrito gruppo di persone diverse tra loro che, come dice la stessa Rota, sono diventate un “noi”.
In attesa di assistere alla performance With All My Strength, a Daste il 30 novembre, incontriamo oggi Martina Rota per esplorare il percorso di ricerca e di creazione alla base del progetto.
Attraverso un dialogo aperto, scopriremo come la performance possa diventare uno spazio di decostruzione - un luogo in cui mettere in discussione le posture, le forze e le fragilità associate all’essere “maschile”.
Durante l’incontro, l’artista racconterà le pratiche corporee e le riflessioni che hanno guidato la costruzione dell’opera, offrendo uno sguardo intimo e politico sul processo di trasformazione che la performance attiva: un attraversamento che non mira a definire nuove identità, ma a liberare i corpi dai ruoli imposti e ad aprire spazi di ascolto e di relazione.
With All My Strength è un progetto modulare di ricerca che si propone di riflettere attorno al tema della mascolinità contemporanea a partire dalla materialità del mondo del bodybuilding, e prevede una performance, un film e una pubblicazione.
Nella sua forma di performance andrà in scena domenica 30 novembre a Daste - Bergamo.
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With All My Strength è un progetto modulare di ricerca che si propone di riflettere attorno al tema della mascolinità contemporanea a partire dalla materialità del mondo del bodybuilding, e prevede una performance, un film e una pubblicazione.
Il capitolo performativo è nato dall’incontro con tre bodybuilder professionisti: Massimo Palmieri Bormolini, Massimiliano Palmese e Arold Triberti. Attraverso azioni e pratiche, i tre corpi – espressivi, definiti, potenti – questionano gesti e consuetudini tipici dell’universo del bodybuilding, quali la creazione delle immagini-monumento e il loro significato, le ossessioni legate al corpo, la ricerca di un’identità sintetica.
Quali sono le strutture di pensiero su cui si muove un corpo che si vuole monumentale? Quali vulnerabilità si nascondono dietro la superficie compatta del muscolo? Quali ossessioni e domande lo attraversano? In quali e quanti modi possiamo ridefinire il concetto di forza?
With All My Strength è ossessione, segreti, controllo, orgoglio, pump, forma, ma anche paura, bellezza, alleanza e sincerità.
In scena, per il programma di Performatorio, troviamo una nuova e inedita fase del lavoro: un duetto.
Cosa succede quando se ne vanno le persone che non vogliamo dimenticare?
Cosa significa alleanza in un rapporto binario che mira al podio?
Per approfondire la pratica di Martina Rota: sabato 29 novembre alle 17 "Performance e decostruzione" - incontro con l'artista.
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[La reading session di Frankenstein è una lettura condivisa, dove il pubblico è attivo.
Le persone si siedono attorno a un fuoco. Vengono consegnati dei fogli con dei segni sopra in inchiostro. Sono lettere, parole, frasi. Viene introdotto il testo e poi lette alcune parti.]
Con Frankenstein, Filippo Andreatta [OHT] affronta, per la prima volta, un classico della letteratura occidentale.
Ruotando attorno al momento dell’esperimento vengono operati affondi parziali e verticali nel testo, senza limiti di forma, linguaggio e durata. Il romanzo di Shelley diventa materiale da esaminare, sezionare, ricucire, corpo disponibile per esperimenti diversi: uno spettacolo teatrale, una reading-session, un’installazione e infine un libro generano parti della stessa operazione che avanza orizzontalmente nella storia per indagarne le sue molteplici ramificazioni.
Nel cuore del romanzo l’incontro tra Frankenstein e la sua creatura dà vita a pagine che sembrano lontane dai tratti più conosciuti. Sul Monte Bianco, davanti ad un piccolo fuoco la creatura si espone, prende parola e racconta del lungo apprendimento del linguaggio, del mondo, di sé stesso; in questa narrazione sono la voce con la sua unicità e la parola nella sua dimensione relazionale a svelare aspetti del testo spesso trascurati nelle tante trasposizioni.
La reading session appare come forma primigenia dell’indagine performativa di Filippo Andreatta [OHT] nel materiale letterario di Mary W. Shelley: ancor prima dello spettacolo -o accanto ad esso-, la lettura collettiva ad alta voce attiva il libro nella sua possibilità di incontro e genera uno spazio informale in cui condividere parti del testo spesso escluse dall’immaginario comune e tracce della ricerca di OHT.
“Mi disposi all’ascolto, sedendo accanto al fuoco che il mio odioso compagno aveva acceso. Cominciò a raccontare”
Mary Shelley
C’è chi alla musica affida le corde di una chitarra, chi i tasti di un pianoforte. Lucas Abela, nato a Melbourne nel 1972, ha scelto invece una strada radicale: trasformare i frammenti di vetro in strumenti sonori. La sua pratica nasce nell’underground della musica sperimentale, dove si è fatto conoscere per performance tanto ipnotiche quanto estreme, e oggi si estende a installazioni partecipative che rimettono in discussione il rapporto tra pubblico e artista.
Il percorso di Abela prende forma negli anni 90 a Sydney, quando si esibiva come DJ e turntablist. Già allora era evidente la sua voglia di scardinare i limiti degli strumenti: al posto delle puntine dei giradischi usava spille, coltelli o spiedi, trasformando la materia in vibrazione. Da quella stagione nascono anche i suoi fonografi artigianali, costruiti con motori elettrici riciclati, piccoli esperimenti che rivelano una tensione continua verso l’invenzione.
Il suo approccio anticonvenzionale non passa inosservato. Musicisti come Oren Ambarchi e Mike Avenaim ne colgono subito la forza e lo sostengono nei primi passi di una carriera che lo porterà presto fuori dall’Australia, su palchi internazionali.
La svolta arriva nel 2003, quando Abela scopre il vetro come strumento. Un materiale fragile, tagliente, pericoloso: tutto ciò che la tradizione musicale evita, lui lo elegge a cuore pulsante delle proprie performance. Il risultato sono concerti che non lasciano indifferenti, oscillando tra attrazione e repulsione, tra stupore e inquietudine.
E il sangue che spesso affiora sul palco? Per Abela non è un incidente, ma una conseguenza naturale di un atto performativo che travalica i confini del corpo: «Non mi accorgo nemmeno di essermi tagliato, finché qualcuno, dopo lo show, non mi dice: “Forse dovresti pulirti un po’.” È come se suonare mi portasse fuori da me stesso. Non sento dolore».
Un laboratorio aperto a corpi, differenze e immaginazioni. Forte Forte è un’esperienza di relazione e condivisione che intreccia pratiche fisiche, posture e dialoghi accessibili, per costruire una danza sensibile alla forza espressiva di ogni corpo.
Condotto da Cristina Kristal Rizzo e Diana Anselmo, il workshop è pensato per un ecosistema plurale, capace di superare le barriere tra lingua, cultura e percezione
Forte Forte, workshop nel programma del 37° Festival Danza Estate "Oggi è il giorno perfetto", è un evento organizzato da FDE - Festival Danza Estate in collaborazione con Performatorio.
Un corpo che semplicemente fa il corpo. Monumentum DA è un racconto danzato che esplora le potenzialità espressive della LIS (Lingua dei Segni Italiana), intrecciandola con il gesto coreografico. Una performance che supera i confini tra lingua e linguaggio, tra segno e danza, per aprire uno spazio condiviso in cui la diversità diventa creazione. Un monumento vivo alla forza comunicativa dei corpi.
Monumentum DA, nel programma del 37° Festival Danza Estate "Oggi è il giorno perfetto", è un evento organizzato da FDE - Festival Danza Estate in collaborazione con Performatorio.
"I pianti e i lamenti dei pesci fossili", nella versione inedita di concerto, crea una nuova possibilità di relazione attorno alla sua esperienza aurale. L’aria, intesa come interfaccia, viene attraversata da due voci e trasformata in uno “spazio prima di ogni localizzazione”.
Lo spettacolo prende la forma di una progressiva stratificazione di pratiche corporee e vocali che richiama la struttura stessa del fossile.
Al confine sfumato tra organico e inorganico, tra vita e non-vita, il fossile è una testimonianza materiale e poetica dello scorrere e dello stratificarsi del tempo. I pianti e I lamenti dei pesci fossili tenta di costruire relazioni tra corpi e tempi incommensurabilmente distanti e differenti, piangendo il ciclo eterno della trasformazione della materia, della vita e della morte, nel contesto della Sesta Estinzione.
Nota a "I pianti e i lamenti dei pesci fossili": lo spettacolo, nella sua versione originale, nasce da una pratica di ricerca collettiva di Annamaria Ajmone, Veza Fernandez, Stella Succi, Elena Vastano e Natalia Trejbalovà.
Per approfondire la pratica di Annamaria Ajmone
ZONE DI CONTATTO
Leggi l'intervista a cura di Laura Nozza
“Sitting and Smiling” è una performance originariamente eseguita in live streaming dell'artista statunitense Benjamin Bennett, iniziata nel 2014 e proseguita per oltre 300 episodi. In ciascun video, Bennett si siede a gambe incrociate di fronte a una telecamera, sorridendo immobile per quattro ore consecutive, senza mai fornire spiegazioni o interrompere l’azione. Nemmeno quando, nell'episodio #5, l’artista si accorge che qualcuno è entrato in casa sua.
Una pratica estrema di immobilità e resistenza che, nel tempo e come lasciano intendere
i commenti sul canale YouTube, ha suscitato molti interrogativi e sentimenti contrastanti. Qualcuno l’ha interpretata come una forma di meditazione portata all'estremo, altri come una critica alla cultura della performatività e dell’intrattenimento continuo.
In un'intervista uscita su Vice, Bennett ha dichiarato che “Sitting and Smiling” non ha uno scopo, mettendo così in discussione un altro aspetto del vivere contemporaneo: la necessità di dare una spiegazione a ogni cosa. “My inbox is full of people asking me why I'm doing this, but I don't think that question applies to this type of activity."
Secondo il giornalista Timothy Kennett “Sitting and Smiling si distingue per la sua mancanza di progressione narrativa, costringendo lo spettatore a confrontarsi con il passare del tempo in modo diretto e spesso scomodo". Una performance che richiama opere di durational art come “The Clock” di Christian Marclay e “One Year Performance 1980–1981” di Tehching Hsieh, ma si differenzia per l'assenza di eventi o cambiamenti visibili, rendendo l'esperienza quasi insostenibile per chi guarda. (The Atlantic)
A distanza di oltre 10 anni dalla nascita di “Sitting and Smiling” abbiamo deciso con Benjamin Bennett di abbattere l’originale parete dello schermo portando per la prima volta in assoluto la performance in presenza, dentro il Performatorio. Un’esperienza che trasforma radicalmente la relazione tra spettatore e performer, rendendo fisico e condiviso un gesto che nasce come esperienza solitaria e digitale.
Un esperimento che rende visibile il tempo trasformandolo in un confronto reale in cui il sorriso di Bennett non è più solo un’immagine ma un gesto che abita e modifica un ambiente. Una performance collettiva, in cui il pubblico è l'inevitabile co-protagonista.
“Sitting and Smiling” dal vivo si terrà il primo giugno al Performatorio. Avrà una durata di 4 ore: dalle 16 alle 20. Durante questo arco di tempo le persone potranno liberamente entrare nello spazio del Performatorio, sostare, decidere di uscire e, se lo desiderano, tornare. In un’esperienza che è sia individuale sia di relazione.
“Sitting and Smiling” è una delle tante manifestazioni della pratica ramificata di Benjamin Bennett, che il 31 maggio sarà invece ospite di Invisible°Show nella veste di percussionista: un’esplorazione irregolare del suono e dei materiali attraverso tamburi, membrane e oggetti autocostruiti continuamente riorganizzati, percossi, sfregati o attivati “liberando universi nascosti di suoni inusuali” - Ernie Paik. Con lui ci saranno anche Eyes and Legs (FR) e Brandamaria (IT). Per conoscere il luogo e le info della data del 31 maggio vai sul sito di Invisible°Show.
ORLANDO SHORTS 2025 è la rassegna di cortometraggi che arriva quest’anno alla sua sesta edizione. La selezione, avvenuta presso gli spazi di Ink Cub, è stata curata da un gruppo di persone under 25. Un percorso di incontri in presenza è stato occasione ed espediente per discutere collettivamente alcune questioni relative a identità di genere, violenze di genere, vissuti, tematiche e storie della comunità queer. La rassegna esprime quindi il punto di vista, le priorità, i bisogni e i desideri delle generazioni più giovani.
La selezione verrà proiettata per due giorni, in loop, con accesso possibile in qualsiasi momento durante gli orari di apertura, nello spazio di Performatorio, arredato, per l’occasione, con elementi morbidi in cui sia piacevole sostare.
I titoli:
A Menos que bailemos (Unless We Dance) di Hanz Rippe Gabriele e Fernanda Pineda Palencia (Colombia, 2023) - durata 15’
A Quibdó, città colombiana con alto tasso di criminalità, la danza si fa linguaggio per affrontare un contesto sociale intriso di violenza, razzismo, omofobia e transfobia.
Jusqu'au dessert di Jules Duclos e Noë Simondi
(Francia, 2023) - durata 4’
Durante un pasto in famiglia, Ninho, un giovane uomo transgender, sprofonda in una spirale di negatività. Con l’aiuto de* amic*, cerca di liberarsi da un ricordo tormentato.
Gender Reveal di Mo Matton
(Canada, 2024) - durata 13’
Un trio queer a un gender reveal party, cosa potrebbe andare storto? Una dark comedy imprevista sull'inadeguatezza sociale e sugli stereotipi di genere.
Tudo que importa (All That Matters) di Coraci Ruiz
(Brasile, 2024) - durata 20’
Tre famiglie a confronto, tre storie di accoglienza e celebrazione dell’identità trans in un racconto che coinvolge diverse generazioni.
Aquest (no) és el teu oceà (This is (not) your ocean) di Jordi Wijnalda
(Spagna, 2024) - durata 14’
Una lettera intima prende forma tra suono e immagini, un'ode a un amore queer che si confronta con una perdita irrimediabile.
Un evento nel programma di ORLANDO FESTIVAL 2025
in collaborazione con Ink Club, Performatorio e Florence Queer Festival.
Domenica 4 maggio alle ore 15.00 è prevista una presentazione della rassegna con traduzione in LIS.
La selezione è stata fatta da: Laura Amponsah, Nadiatou Bara, Giuditta Capelli, Martina Carbonaro, Ilaria Carrara, Anna El Koun, Jamila El Koun, Andrea Ruggeri, Elisa Tomiello.
Il Putan Club -duo franco/italiano formato da François Cambuzat e Gianna Greco- è una cellula radicale, anarchica e profondamente indipendente. Nessuna etichetta discografica, nessuna agenzia, nessun management. Cambuzat e Greco organizzano tutto da sé, dai concerti ai dischi alle interviste, con una media incredibile di oltre 150 concerti all’anno in ogni angolo del mondo, spesso in luoghi remoti e marginali, sostenendo progetti e comunità dalla forte identità politica e culturale. Musicalmente si muovono tra post-punk, industrial, noise e techno, ma in realtà sono un po’ tutto e non se ne dispiacciono.
Performatorio condivide con Invisible°Show una passione per l’ibridazione tra musica, corpo e performance, e il desiderio di creare esperienze autentiche come il sudato rito collettivo del Putan Club, per la prima volta a Bergamo.
Per conoscere meglio il Putan Club
SELVAGGERIE
Leggi l'intervista a cura di Invisible°Show.